Casa di bambola a teatro per la stagione di prosa

foto di Marco Caselli per lo spettacolo Casa di bambola

In scena al Guglielmi mercoledì 22 e giovedì 23 febbraio un interessante allestimento del celebre dramma di Henrik Ibsen Casa di bambola.
Per l’occasione tornano a lavorare insieme un gruppo di artisti quali Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo che hanno realizzato negli ultimi anni spettacoli apprezzati da pubblico e critica, a cui si unisce, per la prima volta, un interprete di spessore quale Danilo Nigrelli.
Quando nel 1879 “Casa di bambola” fu rappresentato per la prima volta suscitò scandalo e polemica come esempio di un femminismo estremo tanto che in Germania Ibsen fu addirittura costretto a trovargli un nuovo finale perché la protagonista si rifiutava di impersonare una madre ritenuta snaturata.
Ma è indubbio che il dramma resta un’ opera di grande e complessa modernità con personaggi capaci di parlare ancora ai contemporanei.
Partendo da una rilettura di questo grande classico di fine ‘800,  Roberto Valerio, che cura anche la regia dello spettacolo,  porta in scena “il dramma nudo” spogliato dalle eccessive convenzioni borghesi ottocentesche.
I personaggi si muovono in uno spazio scenografico essenziale, sghembo, oscillando tra il sogno e la veglia, tra la verità e la menzogna, tra il desiderio e la necessità. Uno spazio onirico che trasfigura la realtà in miraggio, delirio, allucinazione, incubo. Una scena stilizzata che racconta al meglio un desolante deserto relazionale ed esistenziale popolato non da volti ma da maschere che si apprestano ad inscenare un dramma della finzione.
LE NOTE DI REGIA CI PRESENTANO COSI' LA STORIA: Madre di tre figli piccoli, Nora è sposata da otto anni con l'avvocato Torvald Helmer, che la considera alla stregua di un grazioso e vivace animale domestico. E lei 'sembra' felice in questa sua gabbia familiare. Entrambi vittime della loro incapacità di comunicare, entrambi intrappolati in ruoli che si sono assegnati: lei consapevolmente confusa , lui ignaro e sentimentalmente analfabeta. Alberga in Nora la consapevolezza repressa di essere stata costretta dal padre e dal marito a vivere nel sortilegio dell’infantilismo e dell’inettitudine. Ma il suo embrionale, incosciente rancore svanisce di fronte all’ideale di perfezione a cui ha ancorato l’immagine di Helmer. Così la relazione tra i due è viziata dall’abuso, percepibile nel sottile confine che separa l’oltraggio dal gioco, l’acquiescenza dalla complicità, l’oppressione dalla devozione.
Nora forse non possiede gli strumenti per sottrarsi ai vincoli che la tengono in scacco e le impediscono di evolvere come individuo cosciente e autonomo ma è senz’altro attraversata, tormentata dai germi della ribellione. Vuole abbandonarsi nell’oceano infinito del possibile, in quel brodo primordiale, in quel tutto indefinito e creatore di ogni cosa che è la libertà. Suggestione vagheggiata, desiderata ma non agita che tuttavia irrompe con forza crescente nella sua coscienza spingendola a intraprendere un cammino doloroso e pieno di insidie verso la maturità.
Ce la farà Nora a risorgere dalle sue ceneri e a spiccare il volo verso la felicità? Sarà capace di sopravvivere alla distruzione di quel mondo che nonostante tutto l’ha cullata in acque rassicuranti e arenata in paradisi artificiali?
Non ci è dato saperlo.
La portata tragicamente attuale di Casa di bambola si declina forse nell’ambiguità del finale. Solo immaginandoci Nora come una donna che vive, pensa, agisce nel nostro tempo presente, possiamo forse investire Casa di bambola di un significato ultimo che non tradisce il testo ma che è capace di parlare a un pubblico contemporaneo.

Fonte: D.L. Ufficio stampa
Apertura biglietteria: sabato 18 febbraio: 9-12.30 / 15.30-21.30;domenica 19 febbraio: 9-12.30 / 14-17; lunedì 20 febbraio: 9-12.30 / 15.30-19; martedì 21 febbraio: 9-12.30 / 15.30-19; mercoledì 22 febbraio: 9-12.30 / 18-21.

 

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Data ultima modifica: 
Venerdì, 17 Febbraio, 2017