Dialogo tra arte e sacro

locandina evento dibattito l'arte e la croce

Il Sindaco Alessandro Volpi, il direttore del Museo Diocesano don Luca Franceschini, l'islamologo Youssef Sbai, la professoressa Angela Alderani dell'istituto buddista Soka Gakai e Daniele Lucchesi dell'associazione Quattro Coronati discuteranno - sabato 18 febbraio dalle ore 16 in biblioteca - del rapporto tra l'arte e le religioni .
L'evento prende le mosse dalla mostra L'arte e la croce in svolgimento a palazzo Ducale e vuole offrire una riflessione pubblica su un tema che, da sempre, ispira l'animo artistico dell'uomo.
Nei secoli il forte connubio tra arte e sacralità ha creato un vero e proprio immaginario iconografico universale quale strumento del sentire e del credere. Con l’avvento delle avanguardie del “modernismo” si assiste ad uno stravolgimento del rapporto tra l’artista e la raffigurazione del sacro.
L’artista diventa libero di esprimere il proprio mondo interiore uscendo dall’universo pittorico tradizionale ed entrando nell’immaterialità dell’arte, cambia il rapporto con l’opera d’arte, non più basato sulla fruizione visiva ma carico di sollecitazioni che inducono ad una partecipazione fisica.
I simboli religiosi diventano “segni” di cui l’arte si serve nel processo di comunicazione sostenendo un graduale processo di laicizzazione sottolineandone allo stesso tempo la sua arbitrarietà. La possibilità che si presenta all’arte contemporanea di poter giocare con l’arbitrarietà dei simboli religiosi, trasformandoli in puro ornamento o capovolgendone il senso, a volte in maniera blasfema (vedi Nitsch) comporta una trasformazione prima in senso linguistico poi in senso antropologico culturale.
E’ ormai un segreto svelato che gli artisti più critici nei confronti del “sacro” non sono realmente contro la religione, “meditano sulla religione a pochi passi da essa”. Le immagini religiose vengono reinventate continuamente e le immagini laiche spesso vengono convertite in religiose.
Il “sacro”, da sempre, evoca venerazione, timore, qualcosa di intoccabile perché assolutamente riservato, uno spazio limitato, separato dallo spazio ordinario e il tempo è un tempo fuori, sospeso.
Nella rappresentazione del sacro da parte degli artisti contemporanei si assiste all’invisibile presenza spirituale o “religiosa” caratterizzata dal vuoto spaziale, temporale, figurativo.
Lo spazio dell’opera d’arte si costituisce come sacro soprattutto quando la relazione tra chi guarda e l’oggetto artistico si pone sul piano privato, sul rapporto esclusivo, confidando totalmente nel potere suggestivo ed empatico dell’opera che conduce a quel tipo di meraviglia, penetrando all’interno dello spettatore come un flusso armonioso, rivelando il non manifesto.
Con la sua sempre maggiore laicizzazione e la prevalenza degli aspetti profani, nella sua invisibilità, il “sacro” si può ancora rilevare?  Può ancora esistere una osmosi fra sacro e arte, una reciproca poetizzazione e simbolizzazione che porti a costruire nuovi spazi di comunicazione?
Per gli interessati l'appuntamento è alla Giampaoli sabato 18 febbraio alle ore 16.

Fonte: - D.L. Ufficio stampa

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Data ultima modifica: 
Venerdì, 17 Febbraio, 2017